Goito

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Storia

Il nome di Goito deriva dal latino guttus, con probabile riferimento al fiume Mincio.
Stando alle fonti tradizionali, Goito venne fondata dai Romani all'inizio del II secolo a.C.  come insediamento difensivo per l'attraversamento del Mincio lungo la via Postumia. Sul finire del V secolo, dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, divenne una fortezza dei Goti, dai quali appunto deriverebbe il nome Goito, per essere successivamente conquistata prima dai Longobardi e poi dai Franchi.
La sua cruciale ubicazione geografica lungo il Mincio e la via Postumia ne determinò l'importanza  Nel XV secolo Goito fu contesa da Visconti e Gonzaga finché, dopo la battaglia del 14 giugno 1453, entrò a far parte stabile dei possedimenti del marchese di Mantova Ludovico III Gonzaga, che diede notevole impulso al rilancio dell'economia locale (la costruzione del cosiddetto Naviglio di Goito, il ponte in mattoni sul Mincio e il restauro delle fortificazioni) e vi eresse una propria residenza (cui lavorò anche il Mantegna nel 1463-64)
Le più celebri battaglie qui combattute furono quelle della prima guerra di indipendenza: la prima si svolse l'8 aprile 1848 e segnò il battesimo del fuoco per il corpo dei bersaglieri del generale Alessandro La Marmora che conquistarono il ponte sul Mincio sloggiandone gli austriaci; la seconda ebbe luogo sulle sponde del Mincio il 30 maggio 1848 quando l'esercito di Carlo Alberto di Savoia sconfisse gli austriaci in marcia verso Mantova e l'altra sponda del fiume. Dieci anni più tardi, la vittoriosa conclusione della seconda guerra di indipendenza portò all'annessione di Goito e di tutta la Lombardia al regno sabaudo e poi a quello d'Italia (1861).

Battaglia del Ponte

La battaglia del ponte di Goito o combattimento del ponte di Goito (per distinguerla dalla battaglia di Goito del 30 maggio 1848) si svolse l'8 aprile 1848 e fu il primo vero scontro nell'ambito della prima guerra di indipendenza italiana fra piemontesi e austriaci.
Fu anche la prima battaglia a cui partecipò il corpo piemontese dei bersaglieri.
 

Goito e il Mincio

Attraversato da nord a sud dal corso del fiume Mincio, tutto il centro abitato di Goito fa parte dal 1984 del Parco regionale del Mincio i cui estesi vincoli, dopo l'intenso sviluppo urbanistico dell'ultimo dopoguerra, ne hanno cristallizzato l'assetto impedendo qualsiasi intervento di rinaturalizzazione e fruizione ambientale delle sponde e mantenendo come unica connessione con il fiume il Ponte della Vittoria che collega il rione destro con il rione sinistro della città.

Villa Moschini

 Villa Moschini (o Villa Parco Moschini) è una storica villa di Goito, in provincia di Mantova, situata nelle immediate vicinanze del centro della città. È stata una delle numerose residenze di campagna appartenute ai Gonzaga di Mantova.
La prima costruzione, con vasto parco, venne edificata nel 1460 per volere del marchese di Mantova Ludovico III Gonzaga su disegno dell'ingegnere Giovanni da Padova. Venne successivamente ampliata ed abbellita dai suoi successori, Francesco II Gonzaga, che la utilizzò come residenza di caccia e soprattutto Guglielmo Gonzaga. Nella realizzazione della villa furono utilizzati i migliori architetti (Luca Fancelli, Antonio Maria Viani) e pittori di corte Gonzaga (Teodoro Ghisi, Ippolito Andreasi). Il disastroso terremoto del 6 luglio 1693 provocò il crollo del tetto e danneggiò alcune stanze e le sorti della villa furono segnate dal declino dei Gonzaga (1708). Nel 1735 le truppe di occupazione del Regno di Sardegna devastarono e spogliarono l'edificio che crollò dopo poco tempo.
A fine XVIII secolo la villa venne riedificata in stile neoclassico dagli architetti mantovani Giuseppe Crevola e Giambattista Marconi, con il contributo di Leopoldo Pollack per la realizzazione del parco.
Fu di proprietà dei conti D'Arco e Cocastelli e a fine Ottocento la villa passò di proprietà della famiglia Moschini.
 

Villa Giraffa

Edificata sulle rive del Mincio probabilmente nel XV secolo dai Gonzaga di Mantova, venne donata dalla marchesa Isabella d'Este, consorte del marchese Francesco II Gonzaga, ai frati cappuccini affinché istituissero un convento. Costoro la detennero sino al XVIII secolo, quando vennero cacciati da Napoleone, che la trasformò in ospedale militare. Successivamente venne adibita a locanda e in parte a scuola comunale.
Il nome della villa deriva dalla presenza di una statua di giraffa all'interno del parco.
 

Castello di Cerlongo

Il castello di Cerlongo, anche noto come villa Magnaguti, è un'antica roccaforte situata a Cerlongo, frazione del comune di Goito, che conserva inalterato l'originario impianto, oltre ad alcuni edifici medievali e le opere difensive, tra cui le tre torri e le mura perimetrali.
Il castello era preesistente al Ducato di Mantova, allorché i duchi Gonzaga si recavano nella località di Cerlongo perché rigogliosa di alberi da frutta, soprattutto di ciliegi.
In una sala dell'edificio una lapide ricorda che il 25 giugno 1866 vi soggiornò il re Vittorio Emanuele II.
L'edificio appartenne alle nobili famiglie Cocastelli e Magnaguti, nobile famiglia che si trasferì dal Polesine nel mantovano nel XVI secolo.



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